L’origine della Tendopoli non è segnata da un atto costitutivo ma come tutte le cose vissute, accadono mentre si vivono e fanno storia mentre si sviluppano. L’anno che segna l’inizio dell’esperienza è il 1980. Diversi fattori hanno favorito la nascita e la crescita della Tendopoli. Il terreno in cui l’esperienza ha posto le radici è stata la festa dei giovani al Santuario di S. Gabriele che si celebrava fin dal 1976, in un solo giorno. Il secondo fattore determinante alla gestazione dell’esperienza, fu il servizio pastorale che P. Francesco Cordeschi aveva svolto nei primi anni di sacerdozio: le missioni al popolo.

In quegli anni si era venuta chiarendo in lui la convinzione, condivisa anche da altri confratelli, che accostare i giovani nei giorni delle missioni era abbastanza facile, come semplice era pure creare entusiasmo e attese. Ci si rendeva conto che molti parroci, seppur validissimi, non avevano possibilità concrete per continuare a seguire i giovani che si rivelavano durante la missione. Con il passare degli anni il problema si pose a livello di coscienza “fino a che punto è lecito suscitare aspettative se poi non si possono seguire i giovani?” Spesso si entrava in crisi di fronte alle domande di alcuni giovani: “Bella la missione ma ora che partite tutto torna come prima!”

Un terzo elemento che ha dato fisionomia alla Tendopoli sono state due esperienze vissute dal P. Francesco nel 1979 e nel 1980: il pellegrinaggio a Czestochowa e l’esperienza dei tre mesi in Palestina. Da queste due esperienze si percepì con molta chiarezza l’esigenza di impostare il lavoro con i giovani nella più assoluta precarietà e essenzialità, perché Dio si percepisce meglio nella dura lotta e nella fatica. La precarietà come deserto per recuperare la bontà del Signore diventerà l’anima della dell’esperienza.

 

Un elemento non trascurabile a livello spirituale furono le parole che il Papa indirizzò ai giovani: “Dovete creare nel concreto della vostra parrocchia spazi di preghiera e riconciliazione”. Queste parole sembravano una chiara risposta a quello che si cercava in sintonia con l’insegnamento di S. Paolo della Croce: meditare la Passione del Signore.