Un’altra testimonianza da chi ha partecipato alla visita pastorale di Benedetto XVI in Polonia.

Più di ieri, meno di domani. In queste parole penso sia racchiusa l’essenza di quell’esperienza di amore che alcuni di noi tendopolisti hanno potuto vivere nel pellegrinaggio svoltosi dal 26 al 29 maggio 2006 in Polonia al seguito della delegazione ufficiale dei giovani italiani.

Proprio così. Un’esperienza dell’amore di Dio. Un’esperienza della ricchezza delle Sue benedizioni. Un’esperienza che sicuramente ci ha resi un po’ più ricchi di ieri e un po’ meno di domani perché anche nel domani ci sarà ancora ulteriore spazio all’amore di Dio.

Tante volte mi sono chiesto il perché di tante benedizioni, di tante occasioni, delle nuove opportunità offertemi. Me lo sono chiesto spesso soprattutto relativamente al mio carattere “ribelle” di “non allineato” forse di “anticonformista” per eccellenza. Ma poi la risposta viene sempre da se: “eccomi Signore, fammi strumento del tuo amore. Se mi aggiusto rompimi, plasma la mia creta” e allora il sì diventa la risposta a tante incertezze. “Sono con te Signore non perché sono bravo, bello, ecc, ma perché il mio umile e silenzioso sì ti permette di fare di me uno strumento nelle tue mani”.

È con questo spirito di servizio che ho risposto all’invito di p. Francesco ed è con questo spirito che ho vissuto un’esperienza paragonabile alle giornate mondiali della gioventù, alle missioni popolari, alle tendopoli. Esperienze piene di Dio e dei fratelli che con te condividono una certezza.

L’esperienza polacca è stata poi segnata dalla forte amicizia che ha contraddistinto noi tendopolisti: Silvio, Cecilia, Camilla e poi ancora la bella amicizia instaurata con altri giovani come Massimo, Carolina, Laura e ancora Marco e Simone.

Bello è stato l’incontro con Benedetto XVI che, nella veglia di sabato 27 maggio, ci ha ricordato l’importanza di costruire la nostra casa sulla roccia ancorati a Pietro come guida sicura e appiglio vero nelle nostre incertezze. Ma ancora più bella e forse come esperienza, veramente unica, è stata la visita ad Auschwitz e Birkenau.

Non è facile descrivere cosa abbiamo provato. Sembrava di essere dentro il set de “La vita è bella” di Benigni ma ti accorgevi che tutto era tremendamente vero. Davanti ai mucchi di vestiti ammassati o di occhiali abbandonati o di scarpe raccolte in una stanza, davanti a sgabuzzini 4×4 e soprattutto davanti ai forni crematori tornavi a chiederti, come Primo Levi: “Se questo è un uomo”.

Ancora una volta l’uomo si aggrappa al suo Dio chiedendosi il perché. Ancora una volta il bisogno di amore e di ribadire il proprio sì quotidiano, si fa forte e il bisogno della preghiera, come balsamo e come dialogo per mettersi nelle mani di Dio, è stata un’esigenza sentita da tutti. È così che, alla visita dei luoghi dell’odio dell’uomo contro l’uomo, è seguita una celebrazione liturgica nella vicina chiesa italiana di san Giuseppe. In un silenzio raccolto ognuno di noi ha rimesso la propria fiducia nel Cristo crocifisso che per primo ha subito la passione e la morte come via che conduce alla risurrezione degli uomini giusti.

E poi che raccontare se non delle lunghissime ore trascorse in pullman, del nostro essere sempre in prima fila e soprattutto nell’essere sempre pronti a dare la nostra disponibilità nel servizio dell’animazione liturgica, della preghiera, dei momenti di festa.

Penso onestamente che la Tendopoli ci abbia da sempre preparati a vivere in pienezza la vita. Il messaggio educativo ed il progetto culturale della Tendopoli lo sperimenti forse proprio a contatto con gli altri e parlando oggi un po’ da “vecchio tendopolista”, posso dire come il nostro essere persone di preghiera e allo stesso tempo persone molto pratiche, ci fa stare bene ovunque, ci permette di vivere in pienezza il Cristo, di sperimentare la gioia dello stare insieme, la fatica del cammino ma soprattutto la voglia di essere pellegrini, sentinelle, testimoni di una realtà che ci abita dentro ma che allo stesso tempo ci sovrasta e ci rende tutti parte di un’unica grande famiglia perché andando oltre lo spazio delimitato della propria tenda ci riconduce al Padre attraverso tutti quei fratelli che ogni giorno incontriamo sulla nostra strada.

Vi voglio bene. Pregate per me.

Oscaro