Migliaia i pellegrini che hanno partecipato alla conclusione della XXXVII Tendopoli.

 Questa mattina la solenne celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno e assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica italiana. Presente anche il vescovo Seccia.

Al termine, la consueta foto ricordo sulla scalinata del vecchio Santuario.

 

 

Cala il sipario sulla XXXVII Tendopoli di San Gabriele. L’ultimo giorno della manifestazione si è aperto con la tradizionale marcia a piedi verso Isola del Gran Sasso, dove ad accogliere i giovani e la Fiaccola della Speranza c’era il sindaco Roberto Di Marco. Visibilmente commosso, davanti al municipio inagibile, il primo cittadino ha accolto tra le sue mani la Fiaccola passata anche tra le mani dei sindaci di Cascia, Norcia, Cittareale, Amatrice, Campotosto e Montorio.

Al rientro al Santuario i ragazzi hanno partecipato alle messa delle 11.00 officiata da monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno e assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica italiana e, a sorpresa, dal vescovo di Teramo monsignor Michele Seccia.  

<<Carissimi giovani>> ha esordito così il vescovo di Foligno prima di iniziare una partecipata e seguitissima celebrazione eucaristica <<Dio ci da i comandamenti perche vuole educare la nostra libertà. I comandamenti non limitano la felicità, ma indicano come trovarla, come liberare la nostra libertà dalle nostre schiavitù. Giovanni Paolo II, in occasione dell’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù, disse ai giovani a cui parlava ”vi auguro di sperimentare uno sguardo di Cristo che ti fissa con amore”.

Cari ragazzi la tristezza è il sintomo che non siamo liberi. Dove c’è lo spirito, c’è libertà e dove c’è libertà c’è gioia. Tenere fisso lo sguardo su Gesù é un compito al quale non possiamo sottrarci mai in nessuna situazione della nostra vita. La vita cristiana scaturisce da una proposta di amore del Signore, che sceglie e fissa i tempi della chiamata e può realizzarsi solo grazie ad una risposta di amore. Forse in questi giorni, il Signore ha fissato gli occhi su di voi per sollecitare la vostra libertà a compiere l’opera sua. Si diventa adulti nella fede nel momento in cui, comprendendo che non è bello tenere per sé la propria vita, si comincia a compiere la manovra del distacco da tutto e da tutti. Si tratta di una manovra impegnativa, che se effettuata gratuitamente dilata lo spazio della libertà di amare e di lasciarsi amare. Ragazzi voi conoscete l’alfabeto dell’amore. E’ un alfabeto fatto di segni inconfondibili e di gesti inequivocabili, che appartengono al linguaggio della preghiera. Il linguaggio della preghiera che avete parlato in questi giorni è quello dell’amore, fatto di queste lettere, di questo alfabeto: la profondità dello sguardo, il silenzio dell’ascolto, il dialogo delle lacrime, l’intensità dell’abbraccio e la dolcezza del bacio. Sono tutti ingredienti dell’amore, gli stessi ingredienti della preghiera. Come il primo passo nell’amore è quello dello sguardo, così è affidato agli occhi anche il primo slancio della preghiera. Pregare non significa recitare formule,  ma volgere gli occhi al Signore, perdersi nell’abbraccio del suo sguardo. Il silenzio, autentico respiro dell’anima. E sappiamo bene che il silenzio è necessario tanto all’amore quanto alla preghiera. Quanti dialoghi hanno bisogno del respiro del silenzio perché le parole sono semplicemente inutili. Nel dialogo dell’amore sono le lacrime che danno voce allo sguardo. Allo stesso modo nel silenzio della preghiera le lacrime, sia di dolore che di gioia, traducono i moti più profondi del cuore. Quando si ama una persona, le parole non bastano, occorre qualcosa di più sostanziale: sciogliersi in un abbraccio. Anche la preghiera è un riposare fra le braccia di Dio, un lasciarsi sollevare alla sua guancia. Tanto nel linguaggio della preghiera quanto in quello dell’amore l’abbraccio dello sguardo è sigillato dalla limpida purezza di un bacio. La preghiera è come un baciare e un lasciarsi baciare dal Signore, in silenzio. Il linguaggio dell’amore è lo stesso della preghiera. L’alfabeto della preghiera ha le stesse lettere dell’amore, che risplende in tutta la sua bellezza solo quando esprime il dono della fedeltà. E anche la preghiera ha bisogno del silenzio. Il silenzio è il pane della preghiera, così come le parole sono le sue briciole. Carissimi amici, vi auguro al termine di questa esperienza di imparare a tenere lo sguardo fisso su Gesù. Se vuoi sapere chi sei devi conoscere la rotta del tuo sguardo, se vuoi sapere dove stanno i tuoi piedi devi sapere dove vanno i tuoi occhi. Facciamo fatica a capire qual è il tesoro che fa battere il nostro cuore. Ma se vuoi sapere dove abita il tuo cuore basta che segui la rotta del tuo sguardo poiché gli occhi sono la lampada del corpo. E allora chiediamo a San Gabriele la grazia di imparare a tenere fisso lo sguardo a Gesù. La bellezza e la profondità di una persona dipendono dai suoi occhi, così come il suo dolore  appare dal suo sguardo>>.

Presente anche il vescovo di Teramo monsignor Michele Seccia, che nel portare ai ragazzi la preghiera e la benedizione di Fatima ha detto loro: <<Il dono più grande che potete fare a voi stessi tornando nelle vostre comunità è raccontare e vivere l’esperienza vissuta>>.

 Sigismondi e Seccia, al termine della messa, si sono uniti ai tendopolisti nella tradizionale foto davanti al vecchio Santuario.

Sceso il sipario su questa XXXVII edizione, il fondatore e anima della Tendopoli padre Francesco Cordeschi  ha mostrato tutta la propria soddisfazione <<E’ stata una Tendopoli che segna, come Paolo, il passaggio dal vecchio al nuovo; come ha detto il vescovo di Noto, da una fede convenzionale ad una fede vissuta>>. Per i giovani in partenza i saluti non hanno rappresentato un addio ma un reciproco impegno a ritrovarsi di nuovo insieme per continuare a scrivere la storia della Tendopoli.

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