LA PAROLA SI FA CARNE 8.3.26
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno…

RIFLETTI
“Affaticato per il viaggio”, mi ero seduto “presso il pozzo”. Rimasi sorpreso, nel veder a quell’ora, una donna sola, con una brocca in mano, avvicinarsi. Mi vide e si fermò, impaurita, a una certa distanza. Le chiesi con gentilezza: “Dammi da Bere”! Mi guardò con sospetto e con orgoglio, visibilmente ferita, mi rispose: «Come mai, tu che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna Samaritana?». La guardai, aveva la testa orgogliosamente eretta, lo sguardo di chi non ha nulla da perdere. Era lei, la pecorella smarrita, la conoscevo, si sentiva “scoperta”, era nuda anche se coperta, ferita, sola e abbandonata. Era la mia sposa! Fece un passo indietro quando le dissi: “Se tu sapessi… chi è colui che ti dice: Dammi da bere! Tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Prontamente e con ironia rispose: “Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva?” Aveva ragione! Non poteva capire. Perché io non chiedevo, donavo; non pretendevo, offrivo. La mia sposa, troppi l’avevano usata, comprata e venduta. Era vero, non avevo il secchio e il pozzo era profondo, ma era anche vero che, con tanti amori tossici, era rimasta “dopata” nel deserto dello scarto. Dovevo ricondurla alla sua sorgente, al pozzo vivo, al primo amore. Le dissi: «Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò, diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». Con schiettezza interessata, tipica delle “donne vissute” risponde: “Dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. Era schietta, era vera. Non mi guardava più con diffidenza, e, con mia sorpresa aggiunse: “Vedo che tu sei un profeta”! Mi stupì quest’affermazione! Indicava un cuore ferito ma desideroso di guarire, smarrito ma in attesa. Aggiunse con trepidazione: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Si era avvicinata al pozzo, i nostri sguardi s’incontrarono, l’abbracciai e le dissi: L’amore che cerchi «Sono io, che parlo con te».