In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

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Passavo e lo vidi. Era cieco. Non vedeva e non era visto. Ci stava ma non contava. I discepoli mi chiesero: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» Non interessava loro la persona ma, prigionieri della legge, cercavano il colpevole, si lavavano le mani, come fecero all’inizio Adamo ed Eva. Risposi: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori” ma quello che vedrete è perché io “devo compiere l’opera di Colui che mi ha mandato”. Realizzare l’opera che il Padre mi ha affidato è “essere luce” per completare la Sua creazione: “Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Come quando nasce un bambino, si dice “ è venuto alla luce”, io sono nel mondo per “far nascere” l’uomo nuovo. I miei discepoli non potevano capire. Mi guardarono stupiti e increduli, quando, presa della terra, l’impastai con la saliva e con quel fango, spalmai gli occhi del cieco nato. Con questo gesto cercavo di far comprender loro che stavo attualizzando quello che accadde “in principio”, quando “Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra”. Rimasero ancora maggiormente sbalorditi quando gli dissi: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe”. Mi guardavano come se fossi un istrione esaltato e consideravano il cieco nato, un ingenuo illuso. “Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva”. Ma non tutti si convinsero del miracolo. Lo presero per falso e bugiardo. La piazza divenne un tribunale: “E’ lui o non è lui?” Il cieco nato, ora guarito, fu sottoposto, con tutta la famiglia, a un interrogatorio crudele per deriderlo e screditare la mia persona. Venni a sapere che l’avevano cacciato fuori della città. Lo cercai, lo avevo guarito, ora dovevo salvarlo. Quando lo trovai, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli risposi: «Lo hai visto, è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». Seguimi, gli dissi, non temere, anch’io sono nato fuori della città e morirò fuori della città, perché le luci dei “centri commerciali” accecano, velano la mia luce. Coraggio, cammina, fuori del “mercato usa e getta”, nel luminoso deserto dell’amore.