In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio…
RIFLETTI
A vederli “passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti” sembrano gente perbene, anche perché, si sforzavano per essere scrupolosi osservanti della legge. Quando dissi ai miei discepoli: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.” Mi guadarono meravigliati, per loro, era quasi un peccato pensare di superare nella giustizia i dottori della legge! Mi resi conto che stavo chiedendo troppo, invocavo un sorpasso azzardato, li istigavo a baipassare la legge. Non potevano capire. Li guardai con affetto e dissi: Amici miei la giustizia dei farisei si ferma alla superficie, alla norma, è una giustizia incarcerata dalla legge, non dona la vita, uccide. La giustizia che vi chiedo io è generare amore, è superare la legge con l’amore.
Non dovete accontentarvi di essere “corretti”, dovete essere veri, non cercare di sembrare giusti, dovete esserlo. Non barricatevi nella legge che vi “assicura” per la morte, navigate nell’amore che vi libera per la vita. Non cercare il consenso, la stima, la gratificazione degli uomini; seguite e imitate me che sono “mite e umile di cuore”. La giustizia che vi dono e vi chiedo è un cuore vero: Umili sì ma amati, poveri sì ma ricchi di Dio, peccatori sì ma nelle braccia di Dio.